Home Salute > Blog Salute > Disabili: una vita a quattro ruote
Il 6 maggio al Teatro Parenti (a Milano alle ore 20.45) si svolgerà una serata di dibattito e divertimento dal titolo Lavoro che spettacolo!. «Per una persona con disabilità, il lavoro», spiegano gli organizzatori, «non è solo il mezzo di sostentamento, ma anche considerazione e affermazione sociale. Purtroppo però trovare lavoro non è facile, soprattutto per i profili più bassi che presentano maggiori difficoltà di inserimento. Nasce così l’interesse di alcune persone con disabilità a creare le condizioni per favorire l’occupazione e l’inserimento lavorativo e nello stesso momento sollevare l’attenzione sulle problematiche sociali dei lavoratori con disabilità.
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In principio c’è stato il Rewalk di cui abbiamo lungamente parlato (Leggi l’opinione del fisiatra e come accedere al progetto), ora tutti sembrano interessarsi al mondo della robotica come ausilio per le persone con problemi motori. Siano esse persone con disabilità oppure anziani. E seppur con qualche colpevole ritardo anche i laboratori italiani cominciano ad applicare le conoscenze di laboratorio fin qui acquisite alla biomedica. E’ il caso del centro riabilitativo inaugurato al Gaslini di Genova. E’ il caso del progetto Iuvo della Scuola Superiore Sant’anna di Pisa.
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L’attrice Daryl Hannah (Blade Runner) in un’immagine tratta da un numero di OK: da piccola è stata giudicata autistica borderline.
Se serviva un’ulteriore dimostrazione che le persone con disabilità non sono meno capaci degli altri, hanno solo capacità differenti, ecco uno studio britannico che dimostra come i bambini con autismo siano più selettivi, quasi più «furbi» nel copiare le azioni compiute degli adulti. Mentre i bambini privi di questa sindrome ripetono ciò che vedono fare agli adulti «per essere accettati nella società», i secondi, i bimbi con autismo, tendono a selezionare solo ciò che serve.
Lo studio, pubblicato su Current biology, non ha numeri altissimi – 60 bambini, 30 con l’autismo e 30 senza – ma sufficienti per formulare un’ipotesi da verificare con ulteriori ricerche. L’esperimento consisteva nel prelevare da una scatola un giocattolo copiando di fatto l’azione dell’adulto che dimostrava come fare. I pazienti con autismo sono andati subito al nocciolo saltando i vari passaggi, gli altri bambini hanno invece ripetuto pedissequamente l’esercizio.
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Buone nuove per le persone con disabilità motorie. Da Genova infatti arriva la notizia dell’inaugurazione di un laboratorio di analisi del movimento e robotica per lo sviluppo di ricerche. Il nuovo centro riabilitativo nasce sotto il cappello di due istituzioni cittadine l’Istituto scientifico Gaslini dell’ospedale pediatrico genovese e l’Istituto Italiano di tecnologia. «Il Gaslini amplia la sua offerta sanitaria attraverso la trasformazione di un settore: da servizio di fisioterapia a sostegno dei diversi reparti dell’istituto, a unità operativa di medicina fisica e riabilitazione, dotata di un day hospital», spiega il presidente dell’Istituto Vincenzo Lorenzelli.
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C’è chi si ferma ai banconi a curiosare o a prendere una brochure, chi fa una sosta a spizzicare un bocconcino agli stand regionali, chi ancora osserva le carrozzine e gli ausili e chiede informazioni. Le fiere sono questo: persone che incontrano persone per uno scambio di conoscenze. Ma Gitando, la fiera vicentina del turismo accessibile che si è chiusa domenica 24 con 30 mila visite (+20% rispetto all’anno passato) per me ha un “sapore” diverso. Mi sento a casa. Sarà forse perché ogni volta ritrovo i volti amici di Roberto Vitali, motore di questa manifestazione, che dallo stand di Village For All controlla tutto, di Antonella Ferrani (LEGGI UN SUO POST SULLA LEGITTIMA VOGLIA DI MATERNITA’), madrina di Gitando, che con le sue stampelle aerografate saltella da un padiglione all’altro – spesso per inseguire il cagnolino di nome Grisù, o il viso sorridente e aperto di Andrea Stella (LEGGI IL SUO POST VELISTI NON PER CASO MA PER VINCERE), il velista più pazzerello che conosca.
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Buon compleanno InVisibili, il primo blog di un quotidiano generalista dedicato alla vita delle persone con disabilità, uno dei più seguiti di Corriere.it, con una media mensile di 176.563 pagine viste e 122.946 browser unici. Il blog è nato a marzo 2012 all’interno del canale Disabilità del Corriere Salute, tecnologicamente all’avanguardia, impostato in modo da operare con tutti i software di cui i disabili possono dotarsi per l’uso del computer.
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Spesso basta poco per scacciare i cattivi pensieri. Talvolta, come suggeriscono alcuni esperti di Ok Salute e benessere, basta il gesto per portare un pizzico di serenità momentanea nella nostra vita. E’ sufficiente strappare le sensazioni negative al nostro cervello scrivendole su un pezzo di carta che poi può essere appallottolato e cestinato. Così per la fine dell’anno, quando la tradizione vuole che gettare dalla finestra le cose vecchie sia di buon auspicio per il futuro, ho deciso di provare a fare un gioco. Prendo dieci parole, che iniziano con le lettere che formano la parola Disabilità, e immagino di buttarle con l’augurio che questo porti un po’ di fortuna a tutti per il prossimo 2013.
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Sono alcune settimane che provo a camminare con il Rewalk, a oggi percorro sì e no un corridoio di 15 metri, ed è forse venuto il momento di tirare le somme. E l’occasione viene proprio nel momento in cui leggo sul Corriere della Sera di una donna, Jan Scheuermann di 53 anni, paralizzata dal collo in giù, che è riuscita a muovere un braccio robotico controllandolo con il pensiero. Il tutto grazie ad alcuni sensori impiantati nella corteccia cerebrale.
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E siamo a quota 35, forse anche 36. Sono riuscite in Italia a salire almeno una volta sul Rewalk (sito della casa produttrice). Da quando ho iniziato a pubblicare una sorta di diario, ancora molto incompleto, per via di mille impegni che via via si sono aggiunti, in molti mi hanno scritto. Così ho deciso di pubblicarvi l’elenco dei centri e le istruzioni per accedere ai progetti che trovate qui.
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Perché scelgo di pubblicare una lettera piuttosto che un’altra? Ci sono missive che sono denunce, altre che raccontano storie, altre ancora che colpiscono per la freschezza delle sensazioni e la profondità dei dubbi. Come accade in questa di Maggs, italo-americana, che fa un paragone tra i due Paesi e pone l’accento sul peso che certi sguardi hanno su chi è con disabilità. Riflette sulla paura di uscire allo scoperto che accomuna tanti inVisibili ed esprime quel senso di non accettazione, personale, della disabilità… ma mi lascio alla lettura. E spero avrete la voglia di raccontarci le vostre impressioni.
Ciao Invisibili,
non leggo blog di questo genere solitamente, rifiuto qualsiasi contatto con associazioni o enti il cui scopo è far conoscere la disabilita se non donare i miei soldi alla ricerca. Mi sento una disabile del tutto anormale da questo punto di vista. Leggendo le tue parole mi è venuta voglia di raccontarmi per la prima volta in 7 anni di lesione spinale. Da qualche parte sbaglio e scrivendo posso capire dove… Il mio incidente è successo negli Usa dove vivo tutt’ora: lì non c’è rigidità mentale. Cioè il sistema e la società sono pronti ad accettare la diversità soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti. Ho 24 anni, e sì, non sono neanche arrivata alla maggiore età sulle mie gambe perché un ubriaco ha preso in pieno la mia macchina, ma non ho dovuto lottare con ostacoli infernali perche lì tutto è perfetto per chi va in giro in 4 ruote. Una piccola oasi felice per noi persone con disabilità (parlo di scuole, bagni, strade, hotel etc.etc.).
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Tra gli articoli, i consulti forniti dai medici di OK e nel Dizionario medico