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8.9.2011
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Cifre, statistiche e il lato umano dov’è?

scritto da: in Dibattiti | Permalink

Punti nascita, percentuali di parti avvenuti con il cesareo o in maniera naturale, raffronti con le nazioni europee… ops ma dove sono finito? Può la nascita di una nuova vita ridursi a cifre, numeri, statistiche e linguaggio burocratico? Sì. Ieri vi ho descritto nell’articolo Cesareo o naturale? Il parto che divide la conferenza stampa di presentazione di un’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute della Donna.

Ma se il blog  News e Commenti è il luogo del sito in cui fornire notizie, questo è quello delle riflessioni personali. Forse non c’entra direttamente con la disabilità, ma è qualcosa della vita quotidiana che ci coinvolge tutti. Accanto all’elenco di numeri che mostravano come nel nostro Paese si ricorra in maniera eccessiva al parto chirurgico, avrei voluto sentirmi dare delle spiegazioni di tale comportamento. A dire il vero qualche ragione è stata detta tra le righe dai medici intervenuti, ma forse merita un approfondimento.  Dire lo vogliono le donne è riduttivo e – personalmente – credo non veritiero. I dati del sondaggio dicevano che l’80% delle oltre mille donne intervistate avrebbe preferito il parto naturale, ma poi – dati del ministero alla mano – in sala parto questo numero scende al 60%. «Le donne preferiscono il parto vaginale, ma poi scelgono quello cesareo», ha detto la presidentessa di Onda, Francesca Merzagora.

Allora cosa porta quel 20% circa di donne a cambiare idea. Azzardo qualche ipotesi: uno dei fattori è sicuramente la paura di provar dolore. Veritiero e quasi garantito visto che solo il 19% degli ospedali italiani è dotato delle attrezzature per offrire l’anestesia epidurale durante il travaglio. Opzione che si riduce ulteriormente perché sono pochi gli anestesisti dedicati nei reparti di neonatologie. Questa mancanza si traduce nella richiesta di anestesisti dagli altri reparti con l’ovvia conseguenza che se questi sono impegnati in altre sale operatorie l’epidurale non può essere somministrata.

Seconda ipotesi riguarda il lato puramente economico del business del parto: il rimborso regionale per il cesareo è lo stesso di un parto naturale? In alcune regioni sì, in altre differisce e di molto, anche perché il parto chirurgico è un intervento operatorio vero. Polemica a parte mi piace evidenziare un’altra frase pronunciata da Massimo Candiani, primario della Ginecologia e Ostetricia della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor. «E’ proprio corretto fare un confronto tra dati statistici fra paesi differenti? Oppure è più corretto pensare se quelle operazioni sono appropriate per la paziente?». Per passare dal generico al particolare faccio un esempio. Alla clinica Mangiagalli di Milano si concentrano molte delle gravidanze della città meneghina, ma soprattutto si concentrano quelle che presentano maggiori difficoltà. Di conseguenza il numero di interventi chirurgici è più elevato. E’ giusto quindi sottolineare  che la statistica di questo ospedale è fuori dalla media europea o forse sarebbe meglio vedere se questi interventi sono appropriati o esagerati?

Cifre e statistiche mal si conciliano con la salute delle persone. Che ne pensate?


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commenti: 1   

    Commenti dell'articolo (1)
    • queen Ann | 11 gennaio 2012 alle 21:27

      Offro altra lettura alle statistiche e alle dichiarazioni dei medici.
      La paura del parto è una cretinata: il dolore aumenta pian piano e di sopporta e si dimentica subito. Se ci fosse paura e insopportabilità ci saremmo estinti da tempo. Per esperienza personale una colica per calcoli alla cistifellea è molto ma molto più dolorosa di un parto. E non parliamo delle donne che hanno dolori mestruali da colica.
      Le donne chiedono il cesareo in sala parto quando vedono che le cose vanno per le lunghe e tutte sappiamo poi cosa potrebbe succedere perché c’è sempre la cugina, la collega, la condomina, la signora dell’altro palazzo che hanno un figlio mal ridotto per “danni da parto”.
      I medici vogliono fare meno cesarei? Certo non sono molti i ginecologi che sono anche chirurghi. Anzi sono proprio pochini e spesso negli ospedali non si trovano al momento giusto.
      E’ una questione economica e cioé che la Regione paga di più il parto cesareo che quello naturale? Meglio pagare qualche migliaio di euro in più a parto che pagare fior di milioni in cause risarcimento danni, indennità di invalidità, pensioni, pannoloni, fisioterapia, cure all’estero etc.
      Il parto cesareo è comunque un intervento e quindi ha dei rischi per la salute della donna? Già e dove andrà poi la mia salute mentale e fisica di donna con un figlio disabile? E la salute di un figlio?
      Possibile che nessuna dica le cose come stanno??

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