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18.1.2012
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I meccanismi dell’osteoporosi scoperti dagli italiani

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La salute delle ossa è di fondamentale importanza per poter condurre una vita normale già dall’infanzia: uno studio condotto dall’Università de L’Aquila in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e pubblicato su Nature Communications (lo Studio), indica che esistono nuovi meccanismi che regolano in modo assai complesso il metabolismo delle cellule presenti nelle ossa.

L’obiettivo dello studio era comprendere come alcuni fattori importanti per le cellule ossee lavorassero in maniera coordinata per permettere una normale funzione del tessuto e come questi fossero alterati in una serie di patologie che vedono coinvolto lo scheletro. «Da molti anni, in collaborazione con Fabrizio De Benedetti, responsabile della Reumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, studiamo il ruolo svolto da una molecola nota come IL-6 nelle malattie infiammatorie dei bambini, le quali purtroppo riducono la loro crescita e li predispongono allo sviluppo di osteoporosi in età precoce» spiega Anna Maria Teti, coordinatrice del lavoro.

«In questo studio abbiamo dimostrato che l’IL-6 non lavora da sola, ma lo fa insieme a una molecola importante per la funzione delle cellule ossee che si chiama c-Src, e lo fa in modo molto complesso, con l’intervento di almeno un’altra molecola nota come IGFBP5». «L’aspetto forse più interessante» aggiunge Fabrizio De Benedetti «è che se inibiamo nel topo la proteina c-Src, l’osso ritorna normale anche se l’IL-6 rimane elevata. Questo è particolarmente importante visto che sono attualmente in sperimentazione farmaci sia contro l’eccesso di IL-6 sia contro c-Src che un domani potrebbero essere utilizzati anche nell’uomo».

«Il meccanismo con cui l’IL-6 media questo fenomeno è una sorta di sbilanciamento nel normale ricambio dell’osso» dice Barbara Peruzzi che ha ideato lo studio e condotto gli esperiementi. «Siamo particolarmente orgogliosi che una così prestigiosa ricerca sia stata svolta presso il nostro dipartimento», sostiene Edoardo Alesse, Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università dell’Aquila, «soprattutto dopo un periodo così complicato come quello post-terremoto».

Fonte Agi
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