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Post di Laura Pentassuglia, ricercatrice al Vanderbilt Medical Center di Nashville (Usa)
Sempre più spesso si sente parlare di nuove straordinarie terapie che promettono una cura più efficace dei tumori e una più lunga sopravvivenza. Queste cure derivano da una più profonda conoscenza dei processi biologici che portano cellule normali a diventare tumore. Tuttavia l’aspetto biologico rappresenta allo stesso tempo il limite di queste terapie.
L’esempio piu tipico viene da trastuzumab, un agente immunoterapeutico (terapia tramite l’utilizzo di anticorpi) che è ormai considerato terapia standard per tumori al seno positivi ad Her2. Trastuzumab aumenta considerevolmente la sopravvivenza dei pazienti, sia quando è utilizzato come terapia primaria che come cura adiuvante (una terapia adiuvante ha lo scopo di ridurre l’insorgenza di metastasi e il riapparire della malattia stessa, inizia dopo la terapia di prima linea e viene prescritta per un lungo periodo di tempo, nell’ordine di 2-3 anni). Tuttavia ha portato alla luce un problema del tutto inaspettato.
Una varia percentuale di pazienti (dal 2% fino al 30%, a seconda di come trastuzumab viene utilizzato) soffre di disfunzioni cardiache di diversa gravità. Questo significa che in alcuni casi si rende necessario sospendere la cura per il tumore per poter iniziare la terapia cardiaca. Inoltre la presenza di malattie cardiocircolatorie pregresse (presenti prima di iniziare la terapia stessa) è una delle condizioni per cui non si è eleggibili per trastuzumab.
Queste osservazioni hanno mobilitato l’intera comunità oncologica e cardiologica allo scopo di capire quali sono i meccanismi che portano a tali effetti collaterali e come poterli prevenire. A tale scopo recentemente è stata fondata la International Cardioncology Society (Società internazionale di cardioncologia), nata lo scorso gennaio con lo scopo di comprendere e prevenire gli effetti cardiocircolatori delle terapie oncologiche.
Foto via | flickr
Tra gli articoli, i consulti forniti dai medici di OK e nel Dizionario medico
Ho letto con interesse il suo intervento e mi piacerebbe sapere se le disfunzioni cardiache dovute al Trastumuzab sono irreversibili e se ci sono altri chemioterapici di vecchia generazione che provocano danni al cuore e quali sono. Sono una donna operata al seno e l’argomento mi sta particolarmente a cuore.
Anna
Cara Anna, grazie mille per il tuo commento. Devo dire che hai posto delle domande cruciali. Per quanto riguarda trastuzumab ho una buona notizia. Fino ad ora si e’ osservata completa remissione delle disfunzioni cardiache in quasi tutti i pazienti. Cosa ancora più’ interessante e’ che tali pazienti rispondono in maniera eccellete alle terapie classiche (diuretici e beta bloccanti), potendo cosi’ continuare allo stesso tempo la terapia oncologica.
Per quel che riguarda le terapie classiche, esiste un ampio spettro di disfunzioni cardiache che vanno da lievi e facilmente trattabili, come nel caso del taxolo, a disfunzioni estremamente severe e permanenti, come nel caso della doxorubicina.