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14.2.2010
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Il cibo, il piacere, le rivoluzioni

scritto da: in Vita da ricercatore | Permalink

cibo

Post di Marco Marcelli, professore di endocrinologia
al Baylor College of Medicine di Houston (Usa)

Una domanda che mi viene fatta frequentemente sull’attuale epidemia di diabete e obesità è: perchè è così difficile perdere peso?
Dico subito che nel 2010 perdere peso dipende ancora da un sano equilibrio fra cibo ingerito e attività fisica. D’altra parte vale anche la pena di ammettere che se perdere peso fosse facile, o se avessimo a disposizione un farmaco che ci permettesse di dimagrire senza effetti collaterali – e senza sforzi -, nel mondo ci sarebbero un quarto dei casi di diabete che si registrano attualmente.

La più importante missione giornaliera della specie umana consiste nell’ingerire quantità di cibo sufficienti per permetterne la sopravvivenza. Ai giorni nostri essere affamati ci spinge ad andare al ristorante o supermercato dietro l’angolo, mentre qualche secolo fa era uno stimolo irresistibile per prendere la doppietta (o l’arco e le frecce) e andare nel bosco più vicino per ammazzare qualche animale. Il nostro corpo ha sviluppato meccanismi che percepiscono la fame immediatamente.  Avere accesso a quantità sufficienti di cibo è di vitale importanza, e per questo motivo dall’inizio della storia umana una porzione importante della nostra società si è dedicata unicamente al procacciamento del cibo.
Utilizzando le riserve di energia che si sono accumulate durante i periodi abbondanza, il nostro corpo può sopravvivere per qualche tempo in condizioni di digiuno, specialmente se si mantiene un buon livello di idratazione.
E la fame ha un ruolo determinante nella storia dell’uomo: da un lato periodi di digiuno prolungato hanno causato la morte di milioni di persone, dall’altro l’istinto di sopravvivenza ha condizionato i comportamenti a tal punto da spingere alcuni uomini a compiere atti estremi.  A questo proposito mi vengono in mente i casi di cannibalismo che si sono verificati durante l’assedio di Leningrado, nella seconda guerra mondiale, o fra i sopravvissuti dell’incidente aereo nelle Ande del 1972.
Avere accesso a fonti di cibo nel nome della sopravvivenza ha condotto i nostri progenitori a guerre e rivoluzioni. Mentre nel XXI secolo le guerre si fanno per (in)seguire ideologie estreme o per il petrolio, nel passato si facevano per garantirsi disponibilità alimentari.
La mia predizione è che nel futuro si faranno per accesso alle scorte di acqua, in risposta al fenomeno del global warming.

Foto da internet.


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