Home Salute > Blog Salute > Ricercatori italiani all'estero > Somalia, un caso di depressione da reserpina
Post di Federico Soldani, ricercatore medico al dipartimento
di psichiatria della Harvard University (Boston)
Nell’estate 1978 uno studente dell’Università Nazionale Somala di Mogadiscio (la cooperazione Italia-Somalia era molto attiva) che frequentava il corso di Farmacologia tenuto da mio padre quell’anno, sapendo che il professore del corso era un medico gli chiese se poteva recarsi a casa sua per visitare il padre. L’uomo infatti da qualche tempo versava in cattive condizioni di salute. In quegli anni la Somalia era in guerra con l’Etiopia, i pochi medici erano impegnati a curare i feriti di guerra ed era quindi difficile disporre di assistenza sanitaria sul territorio.
Recatosi a casa dello studente, mio padre fu subito colpito dall’atteggiamento del paziente che se ne stava rannicchiato in posizione fetale in un angolo di una stanza semibuia e che rispondeva con difficoltà e grande fatica alle domande. Il paziente appariva fortemente depresso, apatico, disidratato con pressione arteriosa massima inferiore a 100 millimetri di mercurio e frequenza cardiaca elevata (90-100 battiti al minuto). Lo studente riferì che l’uomo era affetto da diarrea cronica – condizione clinica frequente nei paesi africani – e da uno stato d’indifferenza affettiva che lo aveva portato a rinunciare a un pellegrinaggio a La Mecca sponsorizzato dall’Arabia Saudita (voli charter partivano regolarmente da Mogadiscio). Il pellegrinaggio a La Mecca è il quinto pilastro dell’Islam e ogni musulmano ha l’obbligo di recarsi a La Mecca almeno una volta nella vita, se i suoi mezzi lo consentono. Il rifiuto del padre aveva particolarmente colpito il ragazzo che per questo aveva richiesto la visita.
Dopo aver escluso un’eventuale familiarità e possibili cause di depressione reattiva, mio padre chiese se il paziente avesse in corso una terapia per altre condizioni patologiche. Dopo poco lo studente entrò nella stanza portando con se un flacone di Serpasil® (reserpina), consigliata da un medico due anni prima in seguito al riscontro di uno stato ipertensivo (il farmaco oggi non è più indicato). Il paziente aveva continuato a prendere questo farmaco senza interruzione e senza ulteriori controlli della pressione arteriosa andando incontro a uno stato di cosiddetta “reserpinizzazione”, di cui la diarrea e la depressione psichica erano gli effetti più marcati.
Questo stato è simile alla reserpinizzazione che viene praticata sperimentalmente in laboratorio per azzerare il tono simpatico del sistema nervoso vegetativo. La reserpina causa un impoverimento di sostanze quali nor-adrenalina, dopamina e serotonina nei granuli sinaptici delle cellule nervose, i neuroni, dove si accumulano le molecole necessarie affinché le cellule nervose siano in grado di comunicare: queste sostanze si chiamano neurotrasmettitori.
La terapia con reserpina venne subito interrotta: il paziente a un mese dalla sospensione era sì migliorato, ma non aveva ancora ripreso un comportamento del tutto normale. Nel frattempo il periodo di insegnamento era finito e mio padre tornò in Italia, ancora con il dubbio se la ripresa fosse poi stata davvero completa.
Foto da Flickr
Tra gli articoli, i consulti forniti dai medici di OK e nel Dizionario medico
che racconto affascinante…
E’ incredibile – per chi, come me, non ha conoscenze in materia – prendere atto di come taluni farmaci, utili per alcune patologie, possano avere pesanti ripercussioni sulla salute scatenando altri problemi.
Caro Orl, basta prendere il foglietto illustrativo di un farmaco (da sconsigliare a persone tendenzialmente apprensive) per avere una idea di quanti effetti sia desiderati sia indesiderati possano essere causati da uno stesso principio attivo. Per ragioni in parte legate al fatto che una certa sostanza e’ efficace terapeuticamente, la medesima sostanza puo’ essere responsabile di effetti avversi.
Nel caso clinico tratteggiato siamo in presenza di qualcosa di piu’ di una serie di effetti collaterali dovuti alla reserpina: il paziente somalo era affetto da un disturbo iatrogeno, ovvero causato da un intervento medico.
Due osservazioni: 1 – nel caso in questione non era disponibile alcuna assistenza sanitaria continuativa;
2 – la reserpina oggi certamente non e’ piu’ indicata come anti-ipertensivo. Quantomeno nei paesi industrializzati, sono a disposizione farmaci quali gli ACE inibitori e gli antagonisti dei recettori dell’angiotensina II, tra altri, che hanno un proprio profilo di effetti avversi ma che sono complessivamente meglio tollerati.
Il paziente somalo soffriva di un episodio depressivo iatrogeno dovuto ad assunzione prolungata e ininterrotta di reserpina a cui si accompagnavano sintomi tra cui la bassa pressione arteriosa. Per quanto casi di depressione da reserpina possano essere stati relativamente poco frequenti in Italia negli stessi anni, la aneddotica medica faceva registrare una certa frequenza di ipotensione ortostatica, ovvero casi di calo pressorio nel cercare di assumere la posizione ortostatica: mi e’ stato riferito come fosse tipico per il medico essere chiamato d’estate quando una persona anziana, accaldata e sotto gli effetti della reserpina, sveniva provando ad alzarsi in piedi.
La ragione per la quale questi pazienti, cosi’ come il paziente somalo al momento della prima visita medica, ricevevano una prescrizione di reserpina e’ che la valutazione clinica rischio/beneficio aveva indotto il medico curante a ritenere che i rischi legati alla pressione arteriosa alta fossero nettamente superiori rispetto a quelli legati all’uso del farmaco.
Queste considerazioni possono forse aiutare a comprendere meglio sia la necessita’ di ragionare in termini di rischi vs. benefici, sia i pericoli delle diffuse pratiche di auto-prescrizione e piu’ in generale l’importanza di assumere farmaci esclusivamente sotto il controllo del medico.
Ti ringrazio, hai spiegato benissimo la questione. Ti confesso che quando mi capita di leggere il “bugiardino” di un farmaco che devo prendere (a proposito, bellissimo nome!) mi viene sempre una forte apprensione. Poi, però, mi affido con fiducia all’esperienza del medico che me lo ha prescritto. Spesso rifletto, però, sugli effetti negativi a lungo periodo.
Ho preso per alcuni anni Olivis e poi la tintura madre di Rauwolfia Serpentina contenente reserpina, 30 gocce la sera.Prendevo omoprazolo per curarmi una gastrite cronica.Purtroppo mi è venuta un ulcera pre-pilorica con una diagnosi di displasia media.Dopo un mese l’ulcera era sparita ma displasia rimaneva.Nel frattempo pure una depressione mi ha assalito.Insospettito da tutto cio’ mi sono collegato ad internet ed ho scoperto che la reserpina procurava ulcera e a minime dosi anche una depressione grave.Smesso di assumere questo medicinale mi sono sentito bene,anzi di rinascere,l’umore è buono lo stomaco mi sembra che vada bene.Devo fare una gastroscopia a marzo 2012 per verificare se la displasia sia sparita