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Post di Laura Pentassuglia, ricercatrice in cardioncologia
al Vanderbilt Medical Center di Nashville (Usa)
La storia di Her2 è alquanto particolare non solo per le ripercussioni nel campo oncologico, ma, a mio parere, anche per quelle nel campo medico e scientifico in generale. Her2 è stato identificato come oncogene (ovvero un gene che quando si presenta porta alla formazione di tumori) già nel 1977 dal ricercatore Robert Weinberg. Tuttavia ci vorranno ancora diversi anni prima di identificare la proteina associata ed il suo ruolo.
Un ricercatore della ditta di biotecnologia Genentech, Alex Ullrich, nel 1987 pubblica un articolo in cui dimostra che questo marcatore tumorale è responsabile della trasformazione di cellule normali in cellule cancerogene. Nel 1989 Genentech decide di studiare più a fondo Her2 per poter trovare una possibile cura. Nel 1998, a 21 anni dalla sua identificazione come oncogene, un nuovo farmaco viene introdotto per la cura di tumori positivi a Her2: Herceptin®. Questo è solo linizio di una storia che non si è ancora conclusa.
Nel 2001, David Slamon, oncologo presso lo UCLA’s Jonsson Cancer Center, pubblica i risultati di una ricerca clinica di terzo livello riguardate Herceptin®. Fino allora, donne con tumori positivi a Her2 (presente nel 25-30% dei tumori al seno) avevano aspettative di vita nell’ordine di mesi, specialmente in casi dove il tumore si ripresenta più di una volta. L’introduzione di Herceptin® insieme con una terapia classica, come doxorubicina e taxolo, permette di aumentare in maniera significativa la sensibilità dei tumori verso la chemioterapia e di conseguenza consente di aumentare del 20% la sopravvivenza dei pazienti. Questi risultati hanno portato nel 2005 alla pubblicazione di dati riguardanti l’uso di questa nuova molecola come terapia adiuvante ovvero di sostegno a quella primaria, come radioterapia e chirurgia. Nel 2005 l’Hera Trial, portato avanti dalla dottoressa Martin Piccard-Gebhart, dimostra come dopo un anno di terapia adiuvante con Herceptin®, le ricorrenze di metastasi e di ricomparsa del tumore siano ridotte del 50%. A questo punto Herceptin® viene considerata una cura miracolosa, una vera e propria rivoluzione, come aveva commentato Gabriel Hortobagyi, allora presidente della Associazione Americana di Oncologia Clinica.
Ogni medaglia però ha il suo rovescio.
1-continua
Leggi la seconda e la terza puntata.
Tra gli articoli, i consulti forniti dai medici di OK e nel Dizionario medico
no ti prgo pubblica la seconda parte, sono troppo curiosa!
Arrivera’ molto presto!
In caso di progressione da Herceptin, quale nuove terapie applicare? e se si
quali?Il time to progression dei nuovi farmaci e’ veramente significativo o dobbiamo constatare che a tutt’oggi Herceptin risulta l’unico vero farmaco innovativo?
Corrisponde al vero che Tyverb e’ stato ritirato in Inghilterra a causa degli scarsi risutati ottenuti ed all’elevato costo? E gli oncologi italiani come si comportano.
Molte Grazie.
Vally
Cara Vally mi hai posto delle domande molto interessanti, grazie mille. Per quanto riguarda Tykerb e la sua approvazione in Inghilterra il problema sono decisamente i costi troppo alt in rapporto ai vantaggi che questa terapia porta. Ho in oltre avuto modo di recente di parlare con alcuni oncologi ad un congresso che si e’ tenuto qui a Nashville e la mia impressione e’ che questa terapia e’ in generale meno efficace di Herceptin. Tuttavia rimane ancora la terapia migliore in caso di tumori resisteti ad Herceptin. In europa e’ iniziato uno studio clinico di terzo livello che combina Herceptin e Tykerb. Se riesco a trovare informazione a riguardo sara’ mia premura postarle. So che sono in commercio altri anticorpi simili ad Herceptin, ma per lo meno qui negli USA vengono utilizzati in tumori diversi da quello al seno ( per esempio al colon).
Spero di aver risposto alle tue domande.
Laura