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19.10.2010
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L’alleanza tra cardiologia e oncologia

scritto da: in Lavori in corso | Permalink

Post di Laura Pentassuglia, ricercatrice in cardioncologia
al
Vanderbilt Medical Center di Nashville (Usa)

“La nostra missione è eliminare quelle malattie cardiovascolari che limitano la cura dei tumori. Qui vogliamo presentare in maniera approfondita tutte le complicazioni cardiovascolari legate alla cura dei tumori e disseminare tali informazioni”

Nashville, città nota per la musica country, ha recentemente ospitato (8-9 Ottobre) il quarto simposio di Cardiologia e Oncologia, organizzato dalla Società Internazionale di Cardioncologia. Questa insolita partnership è nata da un sempre crescente problema legato alla terapia oncologica. Nell’ultimo decennio si è registrato un significativo aumento di disfunzioni cardiache dovute ad agenti chemioterapici, quali per esempio la doxorubicina e i suoi derivati. Questo incremento è dovuto al fatto che sia l’incidenza dei tumori che la percentuale di pazienti che sopravvivono è considerevolmente aumentata. Di conseguenza quelli che erano pazienti oncologici diventano pazienti cardiologici. Ci si è quindi posto il problema di come poter intervenire tempestivamente per curare o, meglio ancora, prevenire tali patologie.

Alla fine di questi due giorni si è concluso che:

  • E’ necessario seguire il paziente non solo durante la terapia ma anche negli anni successivi, assicurandosi che vengano fatto i dovuti esami oncologici e cardiologici;
  • La diagnosi di malattie cardiovascolari deve essere effettuata entro 6 mesi, prima che diventino irreversibili;
  • E’ necessario comprendere i meccanismi biologici alla base di queste disfunzioni non solo per poter trovare cure più efficaci ma anche per poter mettere a punto metodi per una diagnosi precoce.

A questo simposio hanno partecipato oncologi a cardiologi di diverse nazioni. Giusto per fare alcuni nomi:

Prof. Carlo Cipolla, direttore del reparto di Cardiologia dell’IEO (Insistito Europeo di Oncologia-Milano) e direttore della sezione europea della Società Internazionale di Cardioncologia;

Prof. Douglas B. Sawyer, direttore del reparto di Cardiologia della Vanderbilt University Medical Center (USA);

Prof. Daniel Leniham, presidente della sezione americana della Società Internazionale di Cardioncologia

A questo simposio hanno partecipato anche rappresentanti del NIH (National Institure of Health) e della FDA (Food and Drug Administration), i due maggiori enti statali negli Usa per la ricerca e controllo di farmaci.


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commenti: 6   

    Commenti dell'articolo (6)
    • Mutuo Prestito | 23 ottobre 2010 alle 15:38

      Ciao,
      I malati di cancro soffrono molto e che non dovrebbero soffrire di più a causa degli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici.
      Grazie

      Laura Pentassuglia | 25.10.2010 alle 14:11

      Questo e’ esattamente lo scopo ultimo di questa associazione.

    • Anna M.M. | 23 ottobre 2010 alle 19:49

      Facendo parte come volontaria di un’associazione che opera in ambito oncologico mi sono resa conto che una buona parte delle persone che hanno dovuto sottoporsi a Chemio si ritrovano con problemi cardiaci e spesso nessuno le aveva informate di questo effetto collaterale. Domanda… è una scoperta recente o è già da tempo che si conosce questo problema? In caso di seconda ipotesi non mi spiego perchè non viene data la corretta informazione al paziente oncologico che si deve sottoporre alla Chemio. In ogni caso grazie per quello che state facendo per noi.

      Laura Pentassuglia | 25.10.2010 alle 08:35

      La Doxorubicina e’ nota per indurre problemi cardiovascolari, anche se gli effetti a lungo termine (si parla di diversi anni dopo la fine della terapia) sono un fenomeno che si e’ iniziato ad osservare diversi anni dopo la sua introduzione per la cura dei tumori. I motivi sono due: in primo luogo e’ necessario seguire il paziente per oltre 10 anni dalla cura, quindi sono dati che arrivano “in ritardo” rispetto a quelli in fase di trattamento; in secondo luogo con il miglioramento delle terapie si hanno sempre più pazienti oncologici che sopravvivono e di conseguenza gli effetti a lungo termine diventano più evidenti. Per quanto riguarda le terapie di ultima generazione, tipo Herceptin, si sta iniziando solo di recente ad individuare eventuali difetti a livello cardiovascolare. Tuttavia le esperienze passata con questi agenti sono diventate un monito per gli oncologi a non sottovalutare tali problemi ed a collaborare durante e dopo la terapia con cardiologi, cosi’ da poter curare tempestivamente tali patologie.

    • elvira | 10 maggio 2011 alle 01:35

      sono10 anni che ho problemi di leucemia linfatica cronica,ogni volta si cambia tipo di chemio,perchè se la prima ha dato risultati positivi, non é cambiato nulla.grazie

    • Laura Pentassuglia | 2 giugno 2011 alle 22:31

      Carissima Therese, per prima cosa mi scuso per il ritardo nel rispondere ma in un mio prossimo post spiegero’ il perche’. Per quando riguarda la sua osservazione, e’ vero che non e’ facile seguire un paziente per cosi’ tanto tempo, e che nel 2004 le percentuali di sopravvivenza non erano alte. Tuttavia negli ultimi 7 anni sono stati fatti passi da giganti e le terapie si per cura dei tumori che per la prevenzione di effetti collaterali hanno fatto passi da giganti. Questa societa’ e’ nata appunto per poter risolvere i problemi medici e logistici legati non solo nel seguire i pazienti trattati con doxorubicina, ma in generale tutti i pazienti oncologici.

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